I melograni erano simbolo della primavera tanto che all’inizio della bella stagione, in Grecia, venivano consacrati a Persefone, figlia di Demetra dea della fertilità e prosperità.
Persefone, mentre coglieva dei fiori con altre compagne, si allontanò dal gruppo quando, all’improvviso, la terra si aprì e dal profondo degli abissi apparve Ade, dio dell’oltretomba e signore dei morti che, innamoratosi di lei, la rapì. Alle grida della figlia, Demetra accorse, ma era ormai troppo tardi; iniziò così la sua disperata ricerca. Dopo nove giorni e nove notti si recò da Helios, il Sole, il quale la informò come l’artefice del rapimento fosse Ade e che questi avesse agito con il beneplacito di Zeus. Demetra, colma di rabbia e di tristezza, rifiutò di adempiere al suo ruolo di dea dell’agricoltura e, di conseguenza, la terra fu devastata dalla carestia e la specie umana rischiò l’estinzione. Alla fine, Zeus si vide costretto ad ordinare ad Ade di restituire Persefone e questi dovette acconsentire ma, prima di lasciarla andare, offrì a Persefone – che aveva consumato i suoi giorni da prigioniera nella più totale afflizione, senza nutrirsi – alcuni chicchi di melograno, che lei accettò. Quando la dea ritornò a casa, riabbracciò la madre Demetra ma, quando quest’ultima le chiese se avesse per caso ingerito qualcosa nel regno dei morti, Persefone rispose di aver mangiato i semi di melograno in quanto costretta con la forza da Ade (cosa non vera). Se la giovane fosse rimasta digiuna, sarebbe stata del tutto libera ma, avendo lei mangiato cibo dell’Averno, si decretò che avrebbe trascorso due terzi dell’anno sulla terra con Demetra ed un terzo nel mondo sotterraneo con Ade.
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