Nel mito classico, la rosa nasce dal sangue di Adone e di Afrodite. La dea della bellezza e dell’amore un giorno si innamorò perdutamente di Adone, un giovane di straordinaria bellezza, nato da un destino tragico. La madre, Mirra, trasformata in albero di mirra per sfuggire all’ira degli dèi, lo aveva partorito dal tronco stesso della pianta. Le Parche e le Grazie ne decretarono la sorte: un fanciullo così splendido non poteva appartenere solo agli uomini. Afrodite lo affidò per un tempo a Persefone, regina degli Inferi, perché lo custodisse, ma anche lei si invaghì del giovane. Nacque allora una contesa tra le due dee, risolta da Zeus: Adone avrebbe trascorso un terzo dell’anno con Afrodite, un terzo con Persefone, e un terzo a sua libera scelta. Adone scelse di passare il suo tempo con Afrodite, e i due vissero insieme giorni di gioia e di passione. Ma il destino lo attendeva: durante una battuta di caccia, un cinghiale selvaggio lo ferì mortalmente. Afrodite, avvertita dal grido del suo amato, corse a salvarlo, ma arrivò troppo tardi: si punse con le spine di un rovo mentre tentava di raggiungerlo, e il suo sangue si unì a quello di Adone. Dal terreno intriso sorsero i primi fiori di rosa rossa e di anemone, simboli dell’amore e della caducità della vita. Così la rosa divenne simbolo eterno di amore, passione e fragilità, legando bellezza e ferita in un unico segno.
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