Gli antichi Greci associavano il fiore al dio Apollo, spesso raffigurato con una corona di foglie di oleandro. Nella mitologia greca, si ritiene che l’oleandro sia nato dal sangue del centauro Chirone, che si sacrificò per liberare Prometeo.
Secondo un mito greco minore, Oleandro era una giovane ninfa amata da un pastore. Per difendere il suo villaggio da una pestilenza, la ninfa si sacrificò bevendo una pozione avvelenata e, dalla sua tomba, nacque un arbusto dai fiori splendidi e tossici: l’oleandro, simbolo della bellezza che cela un pericolo. L’oleandro, inoltre, con le sue foglie disposte a gruppi di tre, numero perfetto, simboleggiava nell’antichità l’armonia dell’universo formato da triadi che, come affermava Pitagora. Più tardi, però, l’oleandro divenne simbolo funerario, forse per via del fatto che si scoprì essere una pianta velenosa. Plinio scrisse “uccide i serpenti ed accostato ad un animale selvatico gli provoca intorpidimento”. Anche Apuleio ne «L’Asino d’oro» narra nelle Metamorfosi che Lucio, dopo essere stato trasformato in asino e mentre era alla ricerca di una pianta di rose che potesse restituirgli le sue fattezze umane, stava per scambiare l’oleandro per la rosa ma, appena si accorse della differenza, scappò via. Da qui probabilmente è derivato il soprannome di “ammazza cavallo” o “ammazza asino”.
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